piazza tommaseo

Nel cuore della borghesia milanese, al civico 1 di piazza Niccolò Tommaseo, sorge un palazzo che racconta oltre un secolo di storia, arte e costume della città. È la sede dell’Istituto Marcelline “Tommaseo“, un gioiello architettonico nato nel 1906 che, ancora oggi, custodisce la sua identità originaria all’interno di un elegante guscio in stile eclettico.

istituto  marcelline tommaseo

Le origini: un campus d’élite per la Milano del Novecento

La storia dell’edificio si intreccia a doppio filo con l’evoluzione sociale della Milano di inizio Novecento. A volere la struttura furono le Suore Marcelline – la congregazione fondata nel 1838 dal beato Luigi Biraghi – con l’obiettivo di dare una casa all’educazione delle giovani donne della città. Nell’anno scolastico 1906-1907, le prime duecento alunne varcarono la soglia di un istituto che non offriva solo l’asilo e le scuole elementari, ma un vero e proprio percorso di alta formazione. Accanto alle materie classiche, le studentesse si mettevano alla prova con corsi di disegno, pittura, ceramica, violino, pianoforte, canto e lingue straniere, anticipando i moderni concept di formazione d’eccellenza.

La firma di Arpesani e il club degli eclettici

Per dare forma a questo progetto ambizioso, la congregazione scelse uno dei nomi più caldi dell’architettura dell’epoca: il piemontese Cecilio Arpesani . Noto esponente dello stile eclettico e rinascimentale, Arpesani era l’architetto di fiducia delle grandi famiglie milanesi, tanto da aver già firmato numerosi palazzi nobiliari nelle vicine via Ariosto e via Carducci.

Il progettista disegnò un edificio con una caratteristica pianta a “L“, sviluppato su quattro piani e raccolto intorno a un cortile interno irregolare, completato da un’appendice destinata alla cappella privata.

Un secolo di restauri d’autore: da Chiappetta a Mezzanotte

Il palazzo non è rimasto immobile nel tempo, ma è cresciuto insieme alla città attraverso stratificazioni architettoniche firmate da grandi maestri. Prima del 1917 l’architetto Spirito Maria Chiappetta firmò un primo ampliamento, seguito nel 1922 dall’intervento dell’ingegner Giuseppe Calori. Entrambi erano, insieme ad Arpesani, i massimi interpreti del neorinascimento lombardo post-unitario.

La vera svolta strutturale arrivò però nel 1950, quando il celebre architetto Paolo Mezzanotte mise mano all’edificio per l’ultimo grande ampliamento. È a lui che si deve l’attuale configurazione tecnologica, un perfetto mix d’epoca che unisce le storiche strutture portanti in laterizio e solai in legno alle più moderne sezioni in cemento armato.

L’estetica: il fascino senza tempo del cotto lombardo

Visivamente, la facciata del Tommaseo è un manifesto del gusto milanese dell’epoca. L’impatto esterno è severo ma elegante, grazie a una solida zoccolatura in pietra che sorregge il piano rialzato, interamente rivestito in mattoncini rossi. Il gioco visivo è ritmato dall’alternanza di finestre singole e bifore, incorniciate da raffinati dettagli ornamentali in cotto. A spezzare la regolarità della facciata interviene il profilo della cappella, le cui finestre si distinguono per il suggestivo arco Tudor, impreziosito da una fascia decorativa che attira ancora oggi lo sguardo dei passanti

La Madonnina